Illuminismo FVG

un itinerario artistico letterario

Museo Carnico delle Arti Popolari “Gortani”

La poetessa Mariagiorgia Ulbar incontra Angelica Iànesi

Nella corte del museo Gortani, scrigno etnografico di reperti e manufatti che raccontano la vita in Carnia, l’itinerario accoglie le poesie di Mariagiorgia Ulbar, nate da una residenza d’artista sul territorio.

La raccolta poetica dal titolo Gèlita (scopri il volume di B#S edizioni) è come una cassa di risonanza che ci permette di ascoltare un dialogo tra Ianesi e le indemoniate di Verzegnis. Di quel dialogo l’autrice riempie i silenzi e colma i vuoti imposti dalle leggi maschiliste della società, facendoci riflettere sulla condizione femminile nel contemporaneo.

La raccolta si apre con un’invocazione, che tocca tanti degli elementi, materiali e non, di questo percorso di scoperta.

Come un’invocazione

Attendere si può, ma è meglio non cercare
nella vita
in cui congiura di tempo e di elementi
ci conquista sempre con la morte
dicendo il sesso e senso della vita
e alla vita sensuale e alla morte a lei congiunta
nel lontano, nell’altezza
di giorni in cui ci esalta contentezza
e giorni di sprofondo, di terrore.
Ci sediamo:
bellezza non cerchiamo nella vita che si vive
ma in figure di piacere
il vimini allisciato di queste sedie basse
vetro blu oltremare di brocche e di bicchieri
e ciotole di coccio riuniamo innumerevoli
smaltate, striate in verde, con crateri
per mandorle glassate
e tazze sicuramente tazze
che prendiamo a simbolo di sete
amari calici di ragazze poco liete
a contenere neri brodi di caffè
piscine per i diavoli
sviluppi di teschi ripuliti
stagni per specchiare
l’anima per l’anima
tazze nella mano come mele
di Eva, tazze come bombe.
Ci sediamo
intorno a questa mensa tutte insieme
e la lingua ci si attacchi al palato
se il ricordo di voi lasciamo cadere.

(da Gèlita, di Mariagiorgia Ulbar)

Scorrendo poi tra le pagine, ritroviamo ancora l’eco di Ianesi e del suo scrivere:

Inchiostro colava la notte l’anno in cui la ragazza
gridò con la bocca stravolta e tremava e insieme con lei
latravano altre ragazze e anche stavolta
la storia si chiuse nascosta da un velo
di azioni forzate e di un grande mistero.
Un grande mistero sarà per la gente
la vita che ho fatto, la casa, le stanze
la vita banale del giorno
velo, finestra, la ciotola bianca.
Sono stata una volta tra i sassi
e ho toccato col piede l’acqua dei vortici.