Illuminismo FVG

un itinerario artistico letterario

Piazza XX Settembre

“Il Caffè” poema di Angelica Ianesi

Il Caffè costituisce l’occasione, per Angelica Ianesi, di parlare dei vizi del suo tempo: come Dante nella Divina Commedia, l’autrice si immagina un oltremondo che comunica direttamente con il suo presente e nel quale si progettano oscuri piani per invogliare la rilassatezza dei costumi. E quale strumento migliore del caffè, per invitare la gente a concedersi una pausa dalle asprezze della vita?
Nella bella piazza Mazzini, circondati dai caffè e dai luoghi storici della città, proponiamo un’immersione nei testi di Ianesi, tratti dalla prima edizione a stampa del volume (a cura di Clara Stella, scoprilo su B#S edizioni), per assaporarne le atmosfere infernali.

Ecco come la poetessa ci descrive la diffusione del rito del caffè nel mondo. Siamo nel terzo e ultimo canto del poemetto. I demoni al servizio del re degli inferi hanno creato la bevanda mescolando i chicchi con alcuni bizzarri ma potentissimi ingredienti e sono appena arrivati sulla terra per diffondervi il loro ritrovato; una volta giunti, incoraggiano dei mercanti a comprare delle derrate della nuova polvere. I mercanti dapprima si mostrano scettici, ma poi inventano il modo di proporre la bevanda a un vasto pubblico, facendone il motore di un vero e proprio rituale. È l’atto di nascita dei caffè:

“Ma chi sa se lo spaccio avrà durata:
ogni derata vil fortuna ha in pria!”,
e un altro: “Udite, affè ch’io l’ho trovata.
Piantiam bottega, e col caffè liquori
vendiamo, e dolci paste e limonata.
Un camerin segreto pe’ signori
con le carte da gioco prepariamo,
che dall’oziosa nausea li ristori,
e allor vedrete che, com’esca all’amo
il pesce trae, così tai ritrovati
degl’uomini faran per noi richiamo.
Io ci scommetto che fin preti e frati
tra i papisti a bottega ci verranno
talvolta con le belle mascherati”.

(da intruglio del diavolo a usanza comune: Caffè, canto III, versi 158-171)